Ipertesto
Con il termine Ipertesto si intende un “testo” che sfugge alla tradizionale dimensione lineare-sequenziale per prevedere esplicitamente molteplici punti di accesso, e quindi molteplici itinerari di lettura e apprendimento. E’ stato reso possibile solo con l’avvento del “digitale”. Si è aperta una nuova era che ha reso l’accesso alle informazioni e loro manipolazione molto più veloce e efficace.
Se facciamo un breve excursus storico, ci rendiamo conto che tutti gli strumenti di ausilio alla scrittura a partire dalla pergamena e calamaio, per continuare con carta e penna, con le varie macchine per scrivere e nonostante l’utilizzo di strumenti diversi tra loro, tutti hanno avuto come costante l’impiego del supporto cartaceo. Tale supporto impone al testo una struttura fisica lineare, mentre non necessariamente lineare è il percorso che attua il lettore nella “comprensione”.
Le informazioni trasferite su carta hanno quindi una connessione/organizzazione necessariamente lineare!
Il cervello umano, per sua struttura neurologica, quando attua un percorso d’apprendimento, lo fa in modo associativo e non lineare.
Per tornare al concetto di Ipertesto o più completa di Ipermedia[1] la definizione da dare è la seguente: l’ipertesto e/o ipermedia è l’insieme di un elevato numero di informazioni testuali, immagini di tipo grafico o fotografico, animazioni, filmati e commenti sonori, ai quali si accede con dei link (collegamenti). In informatica, un collegamento ipertestuale è un rinvio da un’unità informativa su supporto digitale ad un’altra. È ciò che caratterizza la non linearità dell’informazione propria di un ipertesto. Si parla pertanto di rete ipertestuale.
| La rete ipertestuale è il tipo di connessione esistente tra i vari nodi. I nodi sono le unità di informazione. Comunicativamente sono autosufficienti ; i nodi possono essere costituiti da vocaboli, frasi, paragrafi, pagine, immagini, film, suoni e altri oggetti multimediali. I links (collegamenti) sono i legami o connessioni presenti nella rete e costituiscono i modi per passare da un nodo all’altro. Il graphical browser è un particolare nodo informativo contenente la mappa dei nodi e dei legami. E’ lo strumento di navigazione nella rete. |

L’accesso alla rete ipertestuale con lo strumento digitale consente una consultazione delle informazioni facile e soprattutto libera, di tipo non sequenziale.
In informatica, un collegamento ipertestuale è un rinvio da un’unità informativa su supporto digitale ad un’altra. È ciò che caratterizza la non linearità dell’informazione propria di un ipertesto. (Wikipedia)
[1]Anche nell’antichità vi sono stati esempi di ipertesti. Nell’incunabolo “Commenti a corona” era stato allestito un testo di Aristotele, posizionandolo al centro della pagina, tutto attorno, a corona, sono stati stampati i commenti alle parole del filosofo.
Esempi e metafore
L’elemento base di un ipertesto è la pagina, o scheda: l’insieme di più pagine forma una sezione. Su ogni scheda possono essere aperti “campi” di tipo testo, fissi o a scorrimento, immagini e “bottoni”. I bottoni sono aree sensibili che, se attivate possono portare ad un’altra pagina stabilita all’interno della stessa o di un’altra sezione, o aprire un’immagine, un’animazione o un altro campo di testo, richiamare i programmi esterni o nascondere piccoli programmi scritti nel linguaggio proprio dell’ipertesto. L’utente può in questo modo navigare a piacere tra le varie informazioni disponibili, come pure eseguire simulazioni, variando anche le condizioni esterne ed i parametri dell’esperimento. Per “visualizzare” il concetto di ipertesto si propone un disegno nel quale possiamo rappresentare diverse idee e immaginare che premendo uno di questi bottoni si aprono contesti e informazioni relative a quello rappresentato.

Il disegno è una metafora raffigura i principali concetti esplicitati nell’ipertesto, confrontandoli con quelli trattati nel “vecchio” libro. I nodi rappresentano informazioni relative alle due diverse Americhe, ad ogni nodo collocato su una opportuna area geografica, corrisponde una icona che richiama i concetti.
Il successivo disegno è anche questo una metafora di cosa possa essere una mappa ipertestuale edi cosa si voglia rappresentare. Questa mappa ipertestuale può essere un esempio per interpretare al meglio il concetto di ipertesto. In un supporto globale che rappresenta il mondo, tramite testo, icone e immagini sono segnalati diversi concetti, che possono essere collegati tra loro come se fossimo in presenza di un arcipelago della conoscenza in cui navigare.

L’immagine del panda mi richiamerà la Cina e la salvaguardia delle specie animali; nel continente Asia nella zona di Singapore e Taiwan vi sono le nuove frontiere della tecnologia informatica, l’America è la patria dello sport professionistico. Ora si supponga di avere questa mappa ipertestuale a disposizione non su di un foglio di carta, bensì supportata con un programma apposito su di un computer. Le immagini, il testo e le icone sono aree sensibili alla freccetta di un mouse e cliccandoci sopra si può dare inizio alla “navigazione”. Ad esempio cliccando sull’icona che rappresenta l’idea americana, sullo schermo si presenterà un’altra serie di icone che indicheranno le invenzioni più “esplosive” fatte in America, come il telefono, la lampadina, la Coca Cola ecc. Se clicchiamo sull’icona del telefono potrà comparire la storia dell’invenzione, lo sviluppo, le telecomunicazioni, le maggiori società presenti sul mercato internazionale e così via.
Come si può notare questo modo di accedere alle conoscenze, metaforicamente assomiglia alla navigazione in un oceano tutto da esplorare. Questa navigazione può essere libera oppure guidata secondo uno scopo o obbiettivo preciso. Se ad esempio voglio conoscere gli aspetti architettonici delle città americane sarà sufficiente cliccare sull’icona che rappresenta lo skiline di una città americana e poi proseguire alla ricerca delle voci che maggiormente interessano.
Con il vecchio supporto cartaceo la conoscenza era ed è organizzata in modo sequenziale. La navigazione non sequenziale è possibile solo se si possiede una biblioteca ben fornita e con un apposito lavoro di ricerca organizzato a priori. In ogni caso la navigazione in un testo cartaceo è preorganizzata da altri e quindi l’utente ha sempre una conoscenza guidata e supportata da una organizzazione logica pensata da altri, con strumenti conoscitivi limitativi e non più manipolabili. Con l’ipertesto invece si può organizzare un proprio percorso di lettura e quindi il proprio sapere in modo più autonomo è quindi utile strumento per la personalizzazione dell’insegnamento e dell’apprendimento.
Con l’ipertesto è possibile utilizzare anche filmati, brani musicali ed animazioni: ad esempio il sistema delle chiuse del canale di Panama è più facilmente comprensibile con una animazione anziché con figure e testo.
L’ipertesto è quindi uno strumento nuovo e rivoluzionario che facilita l’acquisizione di conoscenza e sapere, per la peculiare organizzazione non lineare, cioè i documenti sono messi in relazione tra loro per mezzo di parole chiave; i documenti sono collegti tra loro per mezzo di connessioni logiche e rimandi (link).
Il WORD PROCESSOR
Anche gli attuali WP possono essere interpretati come dei software fornitori di mini ipertesti. Possiamo considerare, un documento composto da diversi oggetti come disegni, filmati e collegamenti con internet a vari URL, come un mini ipertesto. Difatti si possono ricavare informazioni relative all’argomento svolto nel documento, dal testo, da una tabella, da un grafico, da una opportuna immagine, il colore, significativi attributi grafici e tipografici possono risaltare o evidenziare significati nascosti o impliciti. In ogni caso si tratta sempre di strumenti che si hanno a disposizione per la navigazione. Con il consolidarsi delle conoscenze e delle competenze informatiche si intravedono le enormi potenzialità di accrescimento delle conoscenze.
Un Word Processor può essere considerato quindi come uno strumento di conoscenza, difatti è un “sistema” che tende ad estendere e a potenziare le capacità dell’individuo. Il WP ha al suo interno numerosi strumenti supplementari che permettono all’individuo di migliorare la qualità della sua produttività e delle sue conoscenze. Ha a disposizione i correttori ortografici, i Dizionari elettronici che gli consentono di operare scelte lessicali opportune e consapevoli, il Thesaurus con i sinonimi, un repertorio iconico per supportare e rafforzare i concetti esposti, i cosiddetti “outline” che consentono di lavorare a diversi livelli di astrazione cioè in Struttura, strumenti di disegno, ecc.
La possibilità di modificare il testo non solo quando lo si compone, ma anche in fasi successive, ha così modificato profondamente il compito dello scrivere, per cui si possono sperimentare diverse soluzioni linguistiche in cui la revisione è parte integrante dello scrivere stesso. Se a queste brevi considerazioni aggiungiamo un’opportunità importante nell’ambito dell’apprendimento di conoscenza cioè la possibilità di integrare informazioni di un testo con quelle di altre fonti, concretizziamo l’idea di una “navigazione” in un dominio di conoscenze molto più vasto e ampio rispetto al passato.
La rivoluzione ipertetstuale
La rivoluzione ipertestuale[1] non è “tecnica”, ma è “culturale”. La storia di questa rivoluzione culturale inizia quasi cinquant’anni fa. Nel 1945 Vannevar Bush, che era stato coordinatore degli sforzi bellici di oltre seimila scienziati americani durante la guerra, analizzò in un articolo apparso sulla rivista “Atlantic Monthly” la sfida che si poneva agli uomini di scienza all’indomani della guerra, quando tutte le risorse tecnologiche impegnate nell’attività militare potevano essere destinate a scopi di pace. Dopo aver preso in esame una serie di settori in cui ci sarebbero stati sicuramente significativi progressi, Bush indicò il problema chiave:
come accedere alla mole di dati, sempre crescente, che rappresenta la summa della conoscenza umana?
Gli archivi notava lo scienziato-stratega, sono in genere dotati di indici alfabetici o numerici che devono essere percorsi serialmente, un oggetto dopo l’altro, alla ricerca di quello desiderato; la mente umana, invece, funziona in modo diverso, elabora e apprende tramite associazioni di informazioni: difatti il pensiero segue intricati percorsi generati dall’associazione di oggetti simili.
Bush progettò quindi un dispositivo ideale, che chiamò memex, costruito intorno all’idea della selezione e della ricerca mediante associazione ideativa invece che mediante selezione seriale: un dispositivo modellato intorno all’idea di una scrivania, in cui il proprietario avrebbe inserito tutti i suoi libri, i suoi dati, i suoi strumenti di comunicazione. Una serie di dispositivi meccanici non meglio specificati avrebbe permesso di costruire, sopra la scrivania virtuale del memex, i percorsi associativi della mente del suo utilizzatore.
La lettura dell’articolo di Vannevar Bush è oggi altamente suggestiva: nel 1945 il calcolatore elettronico programmabile così come lo conosciamo noi non esisteva, per cui il memex rimase una brillante idea, un esperimento mentale, irrealizzabile come le macchine per il volo di Leonardo da Vinci. Ma queste idee sono il seme delle rivoluzioni informatiche di oggi: il computer come strumento di produttività personale, la metafora della scrivania nel Macintosh, e l’ipertesto!
In prima approssimazione si può pensare all’ipertesto come ad un testo nel quale la struttura lineare del discorso è rotta da legami (links) tra diverse parti di testo o fra testi diversi, in cui la lettura, a carattere informatico, è di tipo non lineare ma bensì associativo, esplorativo: se si ha a disposizione un caos di informazioni, non si può sfogliarlo pagina dopo pagina, bisogna esplorarlo!
Con l’avvento sempre più capillare delle reti telematiche, si è affermato il seguente concetto:
l’ipertesto è non a caso “il” e “il solo” linguaggio della rete telematica: la rete parla e scrive in forma ipertestuale. Nessun altro approccio è materialmente possibile.
Con la comunicazione computerizzata si celebra il trionfo dell’ipertesto, come forma della mente e allo stesso tempo del mezzo. Gli strumenti che usiamo per scrivere e per organizzare il nostro lavoro hanno una influenza profonda sul modo in cui pensiamo. E le possibilità offerte dalla rivoluzione elettronica sono un potentissimo fattore uniformante: un unico mezzo con cui può essere codificata qualunque informazione, una straordinaria capacità di accumulare documenti e una potenza di elaborazione impossibile con qualunque dispositivo meccanico che ci consentono di organizzare l’informazione in forma, per così dire, antropomorfa.
Questa rivoluzione comporterà dei cambiamenti nel lavoro, nelle abitudini, nella mentalità che viene richiesta e la domanda che sorge spontanea “non sarà eccessivo?”
Le rivoluzioni nelle tecnologie di diffusione ed organizzazione dell’informazione non sono certo rivoluzioni di poco conto, anche sul piano politico: basti pensare, per fare un parallelo storico, all’importanza che ebbe cinquecento anni fa, l’invenzione della stampa come strumento di diffusione delle idee che portarono alla riforma protestante.
In una rete e in uno strumento come il World Wide Web[2], si scopre tutta la potenza dello strumento ipertestuale coniugata alla distribuzione in rete delle informazioni e alle possibilità collaborative, di lavoro di gruppo, di squadra (groupware) offerte dal mezzo.
A questo punto bisogna sottolineare che la vera natura dell’ipertesto non è quella di far parlare, cantare, ballare un testo[3] ma quella di liberare la parola scritta dalla schiavitù della carta, con tutte le conseguenze sul piano del pensiero. Ogni volta che un novizio della telematica si avvicina alla rete, pensa di avere di fronte la scrivania di Vannevar Bush, il sogno del sapere a portata di mano. Spesso, sconfitti in questa illusione, molti neofiti si ritirano nella delusione: – Non ne vale la pena – delegando così a un popolo di tecnici la conoscenza e l’uso del futuro. La chiave non è la tecnica, ma la lingua.
La lingua ignorata della rete, il linguaggio ipertestuale che tutta la rete regge e fa girare. Quello con la tecnica non c’entra niente. E’ un concetto. un luogo e una forma della mente, l’idea del viaggio e della ricerca. Chiede solo di essere scoperto!


[1]Tratto liberamente da un articolo di Alberto Berretti e Vittorio Zambardino del 5/12/94 per il Lunedì diRepubblica.
[2]Detto anche ragnatela elettronica è un’applicazione ipertestuale sviluppata per fornire un fondo comune di conoscenze umane. E’ l’ultima evoluzione dell’electronic networking: una volta lanciata permette di mostrare sullo schermo veri e propri ipertesti multimediali, ovvero documenti complessi fatti di testi, immagini, suoni e animazioni. Selezionado le “aree sensibili” dell’ipetesto, si attivano programmi che richiamano altri “oggetti elettronici”, come testi, musiche o altro, conservati su computer remoti (server) collegati alla rete tramite INTERNET.
[3]Riferito al fatto che con l’avvento della multimedialità il testo si è arricchito di suoni, immagini e animazioni.
| Liberamente tratto da “Operatività e creatività con Winword6” di Loretta Caldato e Sandro Corradini Ed. Calderini 1996 |

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