Un po’ di INTERNET
L’inizio dell’era di INTERNET

Internet è l’acronimo di “interconnected networks” (in italiano “reti interconnesse”). Internet è la rete delle reti!
Il termine Internet viene scritto in italiano sia con l’iniziale maiuscola sia con la minuscola. L’iniziale maiuscola è più frequente ed è l’uso originale, ma l’uso della minuscola è in crescita.
Il 4 ottobre 1957 l’Unione Sovietica lanciò nello spazio il primo satellite della storia dell’umanità: lo Sputnik!

Sputnik 1 (Простейший Спутник-1 o Prosteyshiy Sputnik-1, “satellite elementare 1”) fu il primo satellite artificiale mandato in orbita intorno alla Terra. Venne lanciato dal cosmodromo di Bajkonur dall’Unione Sovietica raggiungendo un’orbita ellittica bassa terrestre il 4 ottobre 1957; rimase in orbita per tre settimane prima che le sue batterie si esaurissero, quindi continuò ad orbitare per altri due mesi prima di rientrare nell’atmosfera distruggendosi. Era costituito da una sfera di metallo levigata del diametro di 58 cm con quattro antenne radio esterne per trasmettere gli impulsi. Il suo segnale radio fu facilmente rilevabile anche dai radioamatori, la sua inclinazione orbitale di 65° e il periodo orbitale furono tali che la sua traiettoria di volo sorvolava praticamente l’intera Terra abitata. La sorpresa per questo successo scatenò negli Stati Uniti la crisi dello Sputnik e dette il via alla corsa allo spazio nel contesto della guerra fredda. Il lancio ebbe profonde conseguenze portando a nuovi sviluppi in campo politico, militare, tecnologico e scientifico. Il tracciamento da Terra dello Sputnik 1 fornì agli scienziati preziose informazioni. Ad esempio fu possibile dedurre la densità dell’atmosfera superiore dalla sua resistenza sull’orbita, mentre l’analisi della propagazione dei suoi segnali radio ha fornito dati sulla ionosfera.
Sputnik 1 venne lanciato durante l’anno geofisico internazionale dal sito n. 1/5 del cosmodromo di Baikonur, allora nella RSS Kazaka. Esso viaggiò a circa 29.000 chilometri all’ora impiegando 96,2 minuti per completare ciascuna orbita. Trasmetteva a 20,005 e a 40,002 MHz, permettendo l’ascolto a operatori radio di tutto il mondo. I segnali continuarono per 21 giorni fino a quando le batterie del trasmettitore si esaurirono il 26 ottobre 1957. Lo Sputnik bruciò il 4 gennaio 1958 mentre rientrava nell’atmosfera terrestre, dopo tre mesi, 1440 orbite completate della Terra e una distanza percorsa di circa 70 milioni di km.
In russo la parola “Sputnik” significa “compagno di viaggio”, inteso come “satellite” in astronomia.
Lo Sputnik 2 fu il secondo satellite artificiale entrato in orbita della storia. Venne lanciato il 3 novembre 1957, a un mese di distanza dal primo, lo Sputnik 1 e il primo con un essere vivente a bordo.

Dopo vari test coi cani nell’ambito del programma spaziale sovietico, lo Sputnik 2 fu la prima sonda con a bordo un essere vivente, la cagnolina Kudrjavka (erroneamente denominata “Laika”, che era il nome convenzionale russo della razza) a raggiungere lo Spazio.

Come avvenne per lo Sputnik 1, il razzo che lo mise in orbita fu il Semyorka (R-7). La massa era però ben superiore al primo satellite, 508,3 kg, compresi i 6 kg di Kudrjavka. La batteria del satellite si esaurì dopo appena 6 giorni. Rientrò nell’atmosfera terrestre il 14 aprile 1958, dopo un viaggio di 162 giorni. Il satellite rientrò nell’atmosfera come previsto vicino Mosca dopo aver raggiunto un’altitudine massima di 350 km; la cagna Kudrjavka morì invece dopo appena cinque ore dal lancio a causa degli sbalzi di temperatura.
Questi due avvenimenti epocali furono un tremendo un choc per gli USA, perchè diede loro la senzazione di avere perso la supremazia delle armi, della ricerca tecnologica e scientifica.
I radioamatori ascoltarono e registrarono i primi “bip” provenienti dallo spazio e questo assieme al clamore suscitato dal lancio provocò un grande sconcerto presso l’opinione pubblica, realmente impaurita dalla possibilità che l’Unione Sovietica potesse armarsi di razzi con testate nucleari e colpire l’Occidente.
Il presidente degli Stati Uniti, Dwight David Eisenhower, convocò subito il Congresso e in quel frangente prese atto che la supremazia tecnologica e militare degli Stati Uniti era stata messa in discussione. Gli americani sono pragmatici e visto il problema, in pochi mesi presero le misure per contrastare questo fenomeno e dare inizio alla grande corsa alla conquista dello spazio.
L’inizio dell’era di Internet la si può far risalire all’evento epocale del lancio dello Sputnik avvenuto il 4 ottobre 1957. Il governo statunitense iniziò a investire e a spendere molto di più nella ricerca spaziale e nella comunicazione. Furono create l’agenzia per lo sviluppo militare DARPA e la NASA assieme ad altre iniziative per aumentare la spesa nell’istruzione e nella ricerca scientifica.
DARPA La Defense Advanced Research Projects Agency è un’agenzia del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti responsabile dello sviluppo di tecnologie emergenti per uso militare
NASA La National Aeronautics and Space Administration è un’agenzia indipendente del governo federale degli Stati Uniti responsabile del programma spaziale civile, nonché dell’aeronautica e della ricerca aerospaziale. La NASA è stata fondata nel 1958, succedendo al Comitato consultivo nazionale per l’aeronautica.
L’agenzia che più ci interessa per la nostra storia è DARPA, togliendo la D di Defense resta Advanced Research Projects Agency con l’aggiunta di net diventa ARPAnet, qui nasce la storia di internet!
La vera storia di Arpanet. Attenzione: non nacque come progetto militare[1].
[1] Tratto da un articolo di Repubblica, redatto da Arturo Corinto, 29 aprile 2018
Dall’idea di Eisenhower per rilanciare la corsa scientifica Usa contro i russi che avevano lanciato lo Sputnik nasce la rete ARPANET che si è evoluta nell’Internet di oggi.

Internet non è nata come progetto militare. Internet è nata per battere i sovietici nella corsa allo spazio. Come? Collegando fra di loro i migliori scienziati americani e facilitando lo scambio dei dati fra i centri di super calcolo sparsi negli Stati Uniti, i primi tre collegamenti sono tra l’Università di Stanford , UCLA Los Angeles, UCSB l’Università di Santa Barbara poi succesivamente viene collegata anche l’Università di Utah.
L’idea fu di Dwight David “Ike” Eisenhower, il presidente americano che da generale aveva guidato lo sbarco in Normandia per sconfiggere i nazisti di Hitler. Il presidente, preoccupato che l’America perdesse la propria egemonia scientifica, tecnologica, economica e militare dopo il lancio nello spazio dello Sputnik sovietico nel 1957, riunì attorno a sé i migliori cervelli dell’epoca e nominò il rettore del Mit James Killian a capo dell’Arpa, Advanced Project, Research Agency (Agenzia per i progetti di ricerca avanzata) per contrastare il grande numero di scienziati messi in campo dalla Russia.
Pochi anni dopo, ma prima che nel 1972 l’Arpa assumesse compiti militari diventando DARPA (Defense Advanced Project, Research Agency), la rete Arpanet, progenitrice di Internet, era già nata.
LO SFORZO CONGIUNTO DI MILITARI E ACCADEMICI
Lo sforzo di creare una rete per migliorare l’allocazione delle risorse umane e finanziare dedicate alla ricerca scientifica richiedeva un alto grado di collaborazione a tutti i livelli, tra aziende, militari e accademici, ma furono questi ultimi a teorizzare la rete delle reti e a svilupparne la tecnologia e non solo matematici e ingegneri, difatti un giovane psicologo, James Robnett Licklider, fu nominato capo dell’ufficio dedicato al progetto. Teorizzò l’Intergalactic Computer Network realizzando una sua idea di come dovessero essere le biblioteche nel futuro, consultabili da chiunque a da qualsiasi posto. Ma fu il suo successore, Larry Roberts, brillante ingegnere, che sviluppò l’idea dell’ARPAnet, il network di computer dell’agenzia.
Era il 1967.
L’idea semplice, quasi banale di Roberts era di creare una rete distribuita di computer per evitare gli spostamenti umani e usare le risorse di calcolo laddove c’erano già.
Ma doveva risolvere il problema di far parlare i computer tra di loro.
Certo dovevano essere collegati attraverso una normale linea telefonica, magari dedicata, ma come tradurre il linguaggio di macchine eterogenee e far viaggiare i bit senza perderli? Gli vennero allora in aiuto le ricerche quasi contemporanee di Leonard Kleinrock, Paul Baran e Donald Davies, che intorno al 1965 erano arrivati a teorizzare la trasmissione dei dati con la commutazione di pacchetto: per dirla in parole semplici i dati avrebbero dovuto viaggiare linearmente e in sequenza come i vagoni di un trenino con dentro le istruzioni (i metadati) aggiuntive sul viaggio che dovevano fare. Questa tecnologia, che spiegheremo più avanti, prevedeva che se questi vagoncini dovessero incontrate ostacoli o interruzioni potessero scegliersi percorsi alternativi ed arrivare sempre a destinazione.
Ma questa geniale intuizione non risolveva il problema di come far parlare computer di reti diverse e allora Roberts usò gli studi di Wes Clark sugli Interface Message Processor (IMP). Gli IMP, costruiti poi dalla Bolt Beranek e Newman nel 1969, erano computer intermedi tra i nodi host, instradavano il traffico tra le macchine, non sovraccaricavano i mainframe dedicati ai calcoli e standardizzavano il traffico. Facevano più o meno quello che fanno gli odierni router.
LA NASCITA DI ARPANET
Così, definite le regole di comunicazione tra host e IMP grazie a una RFC (Request for comments) di Stephen Crocker, nel 1969 venne realizzato il primo collegamento tra i computer dell’Università della California Losa Angeles (Ucla) e lo Stanford Research Institute di Palo Alto.
Era il 29 ottobre 1969
Altri due nodi vennero aggiunti entro dicembre del 69: l’Università della California Santa Barbara (UCSB) e quella dello Utah. Era nata ARPANET!
Gli studi successivi di Vinton Cerf e Bob Kahn risolsero il problema di non perdere pezzi di informazione. Nel primo collegamento infatti, la parola da trasmettere, LOGIN, arrivò solo in due lettere “LO”, che pure diceva che l’esperimento aveva funzionato. Ma solo con la definizione del protocollo TCP/IP (Transfer Control Protocol/Internet Protocol), i dati non venivano più persi perché l’IP gli diceva dove devono andare e il TCP come si dovevano comportare i computer che comunicavano tra di loro. Era il 1973, e fu Bob Kahn a usare il termine Internet per le reti che si fossero scambiati i dati via TCP/IP, riservando il nome internet con la i minuscola alle sole tecnologie che consentivano di farlo.
Prima che Arpanet diventasse Internet, però passò altro tempo.
Il resto è storia recente. Nel 1985 nasce NSFNet, la rete della Fondazione americana per la scienza (National Science Foundation), che doveva collegare i centri di supercomputing americani con delle dorsali di trasmissione dedicate (backbone). Nel 1990 Arpanet fu chiusa e la rete della NSF andò incontro a un processo di evoluzione in cui ai sussidi federali si affiancarono quelli di molte aziende private come MCI. NSFNet chiuderà nel 1995. Ma nel frattempo non smettevano di moltiplicarsi i computer privati collegati in rete e accessibili dai cittadini.
Perché?
Nel 1991 era nato il World Wide Web (Ragnatela attorno al mondo) che permetteva di sfruttare agevolmente la capacità trasmissiva della rete basata su TCP/IP. Ed era nato dall’idea di uno scienziato inglese che aveva progettato un sistema di relazione ipertestuale tra documenti elettronici, la Html (Hypertext markup Language), ancora una volta, per facilitare il lavoro degli scienziati delle alte energie, stavolta però accadeva in Europa, al Cern di Ginevra.
Insieme al Http (Hyper Text Control Protocol) e al sistema degli Url (Uniform Resource Locator) che costituirono il primo nucleo del web, Internet uscì fuori dai laboratori di ricerca e hacker e appassionati ne svilupparono i programmi che usiamo ancora oggi, come il browser Mosaic che permetteva di accedere i documenti elettronici e ipertestuali residenti sui computer collegati via Internet e anche di “leggere” i primi siti web.
Tim Berners Lee & Robert Cailleau


Si può considerare Tim Berners-Lee come il vero “Padre dell’internet moderno”.”.
Insieme a Robert Cailliau inventò il World Wide Web “la ragnatela”.

Tim nacque nel 1955 in un sobborgo di Londra. Studiò all’Università di Oxford dove conseguì una laurea in Fisica nel 1976. Si interessò alle telecomunicazioni negli anni successivi. Nel 1980 divenne responsabile dell’ingegneria del software del CERN (Centro Europeo per le Ricerche Nucleari) a Ginevra, dove lavorò per un breve periodo.
Tra le comunità di scienziati e ricercatori di tutto il mondo, c’era bisogno di trovare un modo rapido per scambiarsi le informazioni e i risultati degli studi.
T. Berners-Lee trovò una soluzione per lo scambio e la diffusione di grandi quantità d’informazioni fra i suoi colleghi.
Studiando il linguaggio di programmazione (SGML – Standard Generalised Markup Language), inventò un linguaggio di markup, cioè un insieme di regole che definiscono la struttura di un documento elettronico.
Diede a questo insieme regole il nome di H.T.M.L. (Hyper Text Markup Language), che però è più un codice, invece che un vero e proprio linguaggio di programmazione.
Implementò questo sistema in modo che tutti i documenti elettronici potessero essere collegati tra loro tramite il testo e/o le immagini (ipertesto), inventando di fatto il World Wide Web (ragnatela attorno al mondo), comunemente denominato Internet.
Nel 1990 T. Berners-Lee propose il suo lavoro al CERN, insieme a quello svolto da Robert Cailliau, suo collega belga e co-fondatore del W.W.W.
Il 23 Agosto 1991 lo presentò al pubblico mondiale dando una breve dimostrazione del suo utilizzo e della modalità di consultazione dei documenti elettronici.
Con questo “sistema ipertestuale“ si può passare da un argomento ad un altro correlato con semplicità, tramite dei collegamenti (testo e immagini) detti “link”; possibilità che agevolò di molto il lavoro di scienziati e ricercatori in quell’ epoca.
Grazie all’ invenzione di altre tecnologie informatiche, come il Browser e l’Interfaccia utente (che verranno descritti nella prossima pagina), gli scienziati poterono cominciare anche a prelevare da questi documenti ciò che gli interessava, per usarlo successivamente per i propri scopi.
Il Browser consentì la ricerca e la consultazione dei documenti elettronici presenti sul Web da parte di tutti, anche dei non esperti.
Tim Berners-Lee lasciò ufficialmente il CERN alla fine del
1994 per lavorare al MIT.
Oggi Tim Berners-Lee è professore di Ingegneria presso la Scuola di Ingegneria
del MIT di Boston. Ha un incarico presso il Laboratory for Computer Science and
Artificial Intelligence (CSAIL) sempre al MIT ed è anche professore nel
dipartimento di Elettronica e Scienze del Computer presso la University of
Southampton nel Regno Unito.
È direttore del World Wide Web Consortium W3C. Assume anche la carica di direttore della Fondazione World Wide Web e, dal 2001, membro della Royal Society.
Nel corso degli anni ha conseguito altri riconoscimenti: dal
Japan Prize, dal Premio Fondazione Principe delle Asturie, dal Millennium
Technology Prize, dal tedesco Die Quadriga. Nel 2009 è stato nominato membro
straniero della National Academy of Science.

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