Perchè Popper?

Il giorno martedì 5 maggio 2020 ci sono stati segnali positivi riguardo lo sviluppo della pandemia dovuta al virus Covid-19. Sembra essere agli sgoccioli e questo ci consentirà di riprendere le nostre abituali attività all’aperto, come l’amatissima bici da corsa…. Questo però, è diventato anche il momento di fare considerazioni e commenti, perché il virus ha cambiato tutto, proprio tutto. Gli scenari dove mi sono sempre impegnato: la divulgazione e l’informatica per tutti, sono cambiati e hanno assunto una diversa rilevanza!

Questo stravolgimento unito a quello della Scuola produrrà metodi e atteggiamenti nuovi. E’ auspicabile e imperativo e costruire scenari nuovi in modo corretto e consapevole per muoversi verso il futuro. Bisogna sconfiggere il “lato oscuro” e far vincere “la resistenza” anche con l’aiuto dei Cavalieri Jedi!! (metafora da Star Wars)

Per rinascere e tornare a scenari simili a quelli del passato recente bisogna porre l’informatica come un processo culturale centrale di competenze fondamentali da acquisire. Il paese è prostrato da una epidemia devastante, ma ancora forte è l’ignoranza, sia culturale, sia quella che sta alla base di comportamenti inconsulti e fuori luogo della gente. L’informatica, questa scienza, disciplina o meglio ancora metodo per la risoluzione dei problemi diventa un aiuto indispensabile per affrontare il futuro. L’informatica è un insieme di conoscenze e competenze e metodi che una volta acquisiti, se lo vorrai, ti possono proiettare in una dimensione culturale veramente democratica e liberale e diventare un “digitale” cavaliere Jedi!

Si tratta di introdurre velocemente e in modo sintetico, un quadro di riferimento filosofico-epistemologico che possa favorire un percorso di apprendimento favorevole e corretto di questa materia. L’informatica, come tutto in genere, presenta lati oscuri che possono fuorviare gli apprendimenti corretti. Conoscete Darth Fener, il grande e mortale antagonista dei cavalieri Jedi, lavora con ineffabile competenza e conoscenza, partendo però da un quadro filosofico ed epistemologico non corretto che prevede la conquista dell’Universo tramite il lato oscuro della Forza.

Ho scelto questa metafora tratta dalla saga di “Star Wars” per far emergere con più precisione l’esigenza di trovare un percorso che possa permettere l’acquisizione di skills o abilità e competenze per lavorare per il bene di tutti e per tutti e conoscere la vera essenza del “PENSIERO INFORMATICO”.

Il mio quadro di riferimento scientifico ed epistemologico si riferisce alla filosofia espressa dal grande filosofo austriaco Karl Popper. Questo filosofo nato nel 1902 e spentosi nel 1994 ha avuto la fortuna/sfortuna di aver attraversato tutto il XX secolo: ha vissuto due guerre mondiali, ha visto affermarsi il Marxismo-Leninismo, ha visto l’intolleranza della gente sfociare in sanguinosi massacri come l’Olocausto, i pogrom, il razzismo ecc. La scienza nel XX secolo è stata l’assoluta protagonista, ma anche in modo negativo (vedi bomba atomica, camere a gas….) ed è qui che bisogna capire che ci si deve dotare di solidi principi che guardino oltre all’interesse personale o politico e che possano guidare questi “cavalieri digitali Jedi” nella loro quotidiana battaglia contro il lato oscuro……

Karl Popper   Sintesi del pensiero  

Karl R. Popper (1902-1994)

Premessa

Ad oggi 12 maggio 2020, in piena pandemia Covid-19 è utile fare delle riflessioni filosofiche sul mondo in cui viviamo e sul futuro che ci attende. Non sono un filosofo, ma il pensiero espresso dal grande epistemologo Karl Popper mi trova d’accordo, mi ispira e mi fa condividere il suo pensiero. Ogni periodo storico è caratterizzato da almeno una rivoluzione epocale. La nostra attuale è sicuramente quella informatica, DIGITALE, tumultuosa, incredibile per la sua portata scientifica e in questo quadro si inserisce a pieno titolo il pensiero di Popper. Come deve essere la società, cambiata, per accogliere e strutturare al meglio questa rivoluzione? Popper dà una descrizione di questa società e anche dei suoi principi ispiratori. Di seguito una concisa sintesi, partendo da semplici considerazioni sulla società. Popper è per una società aperta, ma è anche consapevole che questo tipo di società ha molti nemici.

La società aperta e i suoi nemici (1945), ed.it. 1973-1974

La società chiusa

La società chiusa è chiusa dalla pretesa di essere possessori di verità ultime, totali e incontrovertibili, e di essere portatori di valori presunti assoluti, razionalmente dimostrati e comunque da imporre agli altri.

La società aperta

La società aperta è aperta a più scelte di valori, a più visioni filosofiche del mondo e a più fedi religiose, ad una molteplicità di proposte per la soluzione dei problemi concreti e alla maggior quantità di critica. La società aperta è aperta al maggior numero possibile di idee ed ideali differenti, magari contrastanti. Ma, pena la sua autodissoluzione, non di tutti: la società aperta è chiusa soltanto agli intolleranti.

Questo in sintesi il pensiero di Popper sulla società, ho sottolineato l’apertura che deve avere e la chiusura agli intolleranti. Un nemico della società aperta è lo storicismo, l’olismo e l’utopismo!

Le premesse della Società aperta e i suoi nemici:

La miseria dello storicismo (1944-1945), trad. it. 1954

Critico dello storicismo, cioè della pretesa di quanti pensano di aver colto le leggi che guidano l’intera storia umana. Popper ha avversato l’olismo, vale a dire l’idea che si possa conoscere la società nella sua totalità, e l’utopismo, la conseguente idea che si possa mutare la società nella sua totalità, secondo un piano intenzionale. È così che Popper con Miseria dello storicismo pone le premesse della sua grande opera di filosofia politica: La società aperta e i suoi nemici.

Storicismo – olismo – utopismo

Per storicismo intendo una interpretazione del metodo delle scienze sociali che aspiri alla previsione storica mediante la scoperta dei ritmi o dei patterns, delle leggi, delle tendenze che sottostanno all’evoluzione storica”. Sotto il termine storicismo, Popper raggruppa tutte quelle concezioni della storia o filosofie della storia, come la dialettica di Hegel o il materialismo storico di Marx, nelle quali si presume di aver colto le leggi che guidano lo sviluppo della storia umana nella sua interezza. Inevitabile approccio olistico alla comprensione della storia e della società però, la conoscenza è sempre selettiva e parziale.

La storia, per Popper, non ha alcun senso al di fuori di quello che le diamo noi.

In memoria degli innumerevoli uomini, donne e bambini di tutte le credenze, nazioni o razze che caddero vittime della fede fascista e comunista nelle Inesorabili Leggi del Destino Storico”. (Miseria dello storicismo)

Questa è la dedica che Popper propone in Miseria dello storicismo. Lo storicismo è una concezione errata carica di danni etici e di orrori politici. Il danno etico delle filosofie della storia, che presumono di avere scoperto l’ineluttabile senso della storia, consiste nella deresponsabilizzazione delle persone. E al danno etico segue il disastro politico, vale a dire il totalitarismo.

I fondamenti teorici della società aperta

La fallibilità della conoscenza umana e la non fondabilità razionale dei valori etici sono le chiavi di volta della società aperta. Aperta a più valori, a più visioni del mondo filosofiche o religiose, a più proposte politiche, e quindi a più partiti, alle critiche più severe dei diversi punti di vista e delle differenti proposte.

La fallibilità, la possibilità di falsificare teorie è il perno del pensiero popperiano! Da lì discende la sua concezione di metodo scientifico, e approccio agli eventi. L’informatica, nella sua complessittà, deve essere affrontata e compresa secondo i principi popperiani al fine di avere applicazioni che lavorino per il bene dell’umanità.

Il metodo scientifico: problemi, congetture, confutazioni

“Tutta la mia concezione del metodo scientifico si può riassumere dicendo che esso consiste in questi tre passi:

  1. inciampiamo in qualche problema;
  2. tentiamo di risolverlo proponendo qualche nuova teoria;
  3. impariamo dai nostri sbagli, specialmente da quelli RAVVISATI NEL CORSO DELLA discussione critica RELATIVA ai nostri tentativi di soluzione.

Per dirla in tre parole: problemi-teorie-critiche. Credo che in queste tre parole: problemi, teorie, critiche si possa riassumere il modo di procedere della scienza razionale.”

Le ipotesi o congetture o teorie sono in funzione dei problemi, sono sospetti che vanno controllati. Ogni autentico controllo di una proposta teorica è un tentativo di confutazione. Le nostre ipotesi non possono venire verificate, non possiamo dimostrare la loro certa verità, possono solo venire falsificate.

Il metodo scientifico

La comunità scientifica sarà posta nella necessità stringente di inventare e mettere alla prova una teoria migliore della precedente, più ricca di contenuto esplicativo.

Io penso che questo consapevole atteggiamento critico nei confronti delle proprie idee sia l’unica differenza davvero importante tra il metodo di Einstein e quello dell’ameba. [..] Tutta la conoscenza rimane fallibile, congetturale. Non esiste nessuna giustificazione definitiva di una confutazione. Tuttavia, noi impariamo attraverso confutazioni, cioè attraverso l’eliminazione degli errori”.

Che differenza c’è tra un’ameba ed Einstein? Nessuna, secondo Karl Popper, uno dei più grandi filosofi del secolo scorso. «Nella scienza, come nella vita», scrive in Epistemologia, razionalità e libertà, «vige il metodo dell’apprendimento per prove ed errori, cioè di apprendimento dagli errori. L’ameba ed Einstein procedono allo stesso modo: per tentativi ed errori. E la sola differenza rilevabile nella logica che guida le loro azioni è data dal fatto che i loro atteggiamenti nei confronti dell’errore sono profondamente diversi». In altre parole, l’ameba persiste nell’errore e muore. Einstein ne fa tesoro, cambia teoria e sopravvive.

I fondamenti epistemologici della società aperta: il razionalismo critico

“Il miglior sinonimo di razionale è critico”. “Un razionalista è semplicemente una persona cui importa più di imparare che di avere ragione, che è pronto ad imparare dagli altri [..], lasciando volentieri criticare le proprie idee da altri e criticando volentieri le idee altrui”. In breve il vero razionalista è una persona consapevole della fallibilità della conoscenza umana.

Ebbene, è esattamente all’interno di siffatta concezione della razionalità che Popper ha elaborato la sua idea di società aperta. La consapevolezza epistemologica della fallibilità della conoscenza umana e la consapevolezza logica della inderivabilità dei valori dai fatti costituiscono le fondamentali basi razionali della società aperta.

I fondamenti epistemologici della società aperta

Se si applica questo razionalismo critico alla società, ne discende, sul piano istituzionale che, come non esiste una teoria assolutamente vera e definitiva, così non esiste una società definitiva e perfetta. Come la scienza progredisce verso teorie migliori, ma mai ultime, così la società può evolvere verso forme o assetti migliori, ma mai definitivi. Ogni assetto istituzionale è sempre rivedibile e migliorabile. Ciò esclude, da un lato, qualunque tipo di società teocratica o comunque fondata su valori indiscutibili e, dall’altro lato, qualunque tipo di società perfetta, capace di risolvere i problemi una volta per tutte. Ma se non esiste la società perfetta non esiste nemmeno un intervento politico risolutivo di tutti i problemi sociali. Gli interventi per modificare la società devono essere sempre parziali, graduali, per migliorare questa o quella situazione: non possono essere utopistici o olistici ma devono ispirarsi sempre all’ingegneria sociale graduale, la meccanica a spizzico.

La difesa popperiana della democrazia si accompagnò da una critica dell’atteggiamento rivoluzionario e ad un’esaltazione del metodo riformista. Secondo Popper la mentalità radical-rivoluzionaria nasceva da un sogno utopistico di perfezione e di armonia, il quale non poteva far altro che generare violenza. Al metodo rivoluzionario, Popper contrappose il programma della tecnologia a “spizzico” (piecemal social tacnology), che prescriveva interventi limitati e graduali, ed esortava ad avanzare un passo alla volta, confrontando con cura i risultati previsti con quelli effettivamente raggiunti e stando sempre in guardia per avvistare le inevitabili conseguenze non volute di ogni riforma.

In questo quadro la discussione e il confronto fra posizioni e soluzioni diverse sono fondamentali e costitutive della società aperta. Il pluralismo culturale e politico deve essere garantito e istituzionalizzato. Il momento del dissenso è, in fondo, più importante del consenso. La discussione è l’anima della democrazia.

L’individualismo metodologico e il compito delle scienze sociali

Nel I volume de La società aperta e i suoi nemici Popper chiarisce che individualismo non si contrappone ad altruismo bensì a collettivismo, cioè a quelle concezioni che, nullificando la realtà dell’individuo, danno sostanza a concetti collettivi come società, Stato, classe, nazione.

“Il compito di una teoria sociale è di costruire e analizzare i nostri modelli sociologici in termini descrittivi o nominalisti, cioè in termini di individui, dei loro atteggiamenti, delle loro speranze, dei loro rapporti, ecc.., postulato che possiamo chiamare individualismo metodologico

La democrazia consiste nel mettere sotto controllo il potere politico

“Per democrazia non intendo affatto qualcosa di vago come il governo del popolo o il governo della maggioranza, ma un insieme di istituzioni che permettono il controllo pubblico dei governanti e il loro licenziamento da parte dei governati e che consentono ai governati di ottenere riforme senza ricorrere alla violenza. [..] La democrazia consiste nel mettere sotto controllo il potere politico. Non ci dovrebbe essere alcun potere politico incontrollato in una democrazia”. La linea di demarcazione tra democrazia e tirannide è la seguente: “Siamo in una democrazia quando esistono istituzioni che permettono di rovesciare il governo senza ricorrere alla violenza, cioè senza giungere alla soppressione fisica dei suoi componenti”

Certo “la società aperta è al tempo stesso una realtà e un ideale”. Ed è altrettanto certo che le istituzioni sono come le fortezze: resistono se è buona la guarnigione. “Le istituzioni da sole non sono mai bastate, se non sorrette da delle tradizioni” e il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza.

Il problema del potere politico

Quello che non dobbiamo scordare è che da Platone in poi il problema di molte teorie politiche è stato questo: chi deve comandare? La questione non è se deve comandare il santo, il tecnico, il ricco, il proletariato, una élite di filosofi, questa o quella razza, questa o quella classe. Nessuno, per natura, è legittimato a comandare sugli altri. E alla vecchia domanda su chi deve comandare, Popper fa presente che dobbiamo sostituire il problema seguente: “Come possiamo organizzare le istituzioni politiche in modo da impedire che i governanti cattivi o incompetenti facciano troppo danno?”

I nemici della società aperta: Platone totalitario

Platone nell’interpretazione di Popper è il teorico di uno stato ideale che dovrebbe significare l’arresto di qualsiasi mutamento socio-politico; è il teorico dello stato pietrificato strutturato su una rigida divisione delle classi e sull’esclusivo dominio dei filosofi-re, i quali, educati istituzionalmente dallo stato, tutelano lo stato stesso dalla decadenza, nel senso che impediscono i movimenti politici, dal momento che il movimento politico per Platone porta, in base ad una legge dello sviluppo storico, la legge di decadenza, alla caduta e alla degenerazione. Lo stato di Platone è lo stato pietrificato, rigidamente diviso in classi; è lo stato il cui destino si identifica con quello della classe dominante; è lo stato del privilegio, della censura del razzismo e del terrore. Per Popper il programma di Platone è un programma tribale e totalitario.

C’è per Platone un gruppo che deve comandare perché fatto di uomini, i re filosofi, che sanno cosa è la verità e cosa è la giustizia e che sono legittimati a ricondurre gli altri sulla retta via che per Platone non è , come sarà invece per Hegel e per Marx, la via del futuro, ma la via che riporta al passato, agli archetipi, alle idee.

I nemici della società aperta: Hegel e Marx falsi profeti

Heghel è per Popper la fonte di tutto lo storicismo contemporaneo.

Fu proprio Hegel a raccogliere e conservare tutte quelle idee che costituiscono l’arsenale dei movimenti autoritari

Marx fu un falso profeta [..] responsabile della rovinosa influenza del metodo di pensare storicista tra i ranghi di quanto vogliono fare avanzare la causa della società aperta. [..] Il marxismo è una teoria che si propone di predire il futuro corso degli sviluppi economici e politici e specialmente delle rivoluzioni.

Nel Il Capitale Marx dice che anche quando una società è riuscita a intravedere la legge di natura del proprio movimento essa non può né saltare né eliminare per decreto le fasi naturali dello svolgimento. Ma può abbreviare e attenuare le doglie del parto. E ancora: fine ultimo al quale mira quest’opera [il Capitale] è di svelare la legge economica del movimento della società moderna. Leggi ineluttabili guidano, secondo Marx, la storia degli uomini.

Il pensiero epistemologico-politico di Popper

Se avremo compreso che l’etica non è scienza, che i valori non sono razionalmente fondabili, che non sono affatto assiomi autoevidenti o teoremi, avremo allora stabilito il presupposto della tolleranza. Dietro la società aperta c’è una ragione che riconosce i propri limiti; dietro la società chiusa c’è, invece, una ragione che presume di avere raggiunto verità ultime e definitive.

Le concezioni politiche hanno presupposti gnoseologici e l’opera politica di Popper, oramai un classico del pensiero liberale, ha avuto il merito di un sistematico scardinamento delle basi gnoseologiche della società chiusa e quello di una puntuale, serrata e sistematica messa in evidenza dei fondamenti teorici della società aperta.


questa sintesi è tratta da una presentazione della facoltà di Scienze Politiche relativa all’anno accademico 2013-14

In questo sito ho voluto fornire una Vision semplice ed accessibile del pensiero popperiano che possa agevolare l’approccio dell’informatica anche con l’aiuto di questi riferementi storico-epistemologici. Questo anche per far notare che il processo evolutivo non è stato semplice, ma pur partendo da concetti semplici, questi si evolvono sempre in qualcosa di complesso, ma abbiamo e dobbiamo adoperare le idee di Popper. Le difficoltà maggiori vengono sempre dagli altri umani che mettono in campo tutto quel repertorio di cattivi sentimenti che sempre ci accompagnano. Il quadro di riferimento di Popper ci aiuterà: è il nostro personale Yoda!

Gran maestro dell’Ordine Jedi: Yoda

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