Jenni

Jenni era una bimba che aveva difficoltà nel capire la grammatica, non riesce a capire la differenza tra nome, verbo, avverbio: è un problema! Come si può risolverlo?

Inciampare nei problemi, Popper insegna. Una opportunità per esplorare concetti linguistici.

introduzione

Inciampare nei problemi” è un’immagine cara a Karl Popper, che l’ha usata per rappresentare il primo passo sulla strada della ricerca scientifica.

“Tutta la mia concezione del metodo scientifico si può riassumere dicendo che esso consiste di questi tre passi:

  1. Inciampare in qualche problema;
  2. tentare di risolverlo, ad esempio proponendo qualche teoria nuova;
  3. imparare dai nostri sbagli, specialmente da quelli resi presenti dalla discussione critica dei nostri tentativi di risoluzione.”

L’idea è quella di condurre lo studente alla riflessione e alla formalizzazione delle conoscenze senza ambizioni di sistematicità e di perfetta coerenza, ma con lo scopo di promuovere un atteggiamento di ricerca e di scoperta.

Mindstorms

In Mindstorms, la sua opera principale, Seymour Papert racconta di Jenny, una ragazzina di 13 anni, che a scuola aveva sino allora raggiunto mediocri risultati. Inserita in un progetto che prevedeva la creazione di un programma al computer capace di generare frasi, Jenny fece una eccitante scoperta:

Ora so perché abbiamo i nomi  ed i  verbi.

Nonostante avesse fatto per molti anni esercizi sulle categorie grammaticali, Jenny non aveva mai capito le differenze tra i nomi, i verbi e gli avverbi.

Secondo Papert, l’esperienza al computer aveva dimostrato che le difficoltà di Jenny non erano dovute ad una sua incapacità ad operare con categorie logiche, ma si trattava di qualcos’altro:

Ella non aveva semplicemente visto uno scopo nell’impresa.”

Come era concepito il programma che aveva risvegliato l’interesse di Jenny? Invece di completare delle frasi sulla base di una struttura condizionale[1], qui, con Jenny; è il computer che genera le frasi sulla base di una struttura e di un dizionario dati allo studente.

L’idea di base è quella di fornire al computer una qualche struttura sintattica e liste di parole relative alle diverse categorie grammaticali comprese nella struttura. Il programma, durante la sua esecuzione, genererà sulla base di quell’unica struttura sintattica innumerevoli frasi, che realizzano le possibili combinazioni determinate dal numero di parole contenute nelle liste. Papert non indica quali siano le strutture sintattiche adoperate da Jenny, ma dalle frasi fornite come esempio si può ricavare una regola di produzione come la seguente:

frase = AGGETTIVO + NOME + VERBO + (+ AVVERBIO) +  AGGETTIVO + NOME + VERBO

Immaginiamo, per esempio, di fornire ad un programma, la seguente struttura (la lingua italiana non ci consente di fare a meno dell’articolo come l’inglese nel caso di Papert e Jenny):

frase = ARTICOLO + NOME + AGGETTIVO + VERBO + AVVERBIO + ARTICOLO + NOME  +  AGGETTIVO + VERBO

e, in associazione a questa struttura, le seguenti liste di parole:

ARTICOLO il, un
NOME cane, gatto, topo, bambino
AGGETTIVO mite, cattivo, veloce, giocherellone
VERBO corre, morde, scappa, si avvicina, piange
AVVERBIO perché, appena, laddove
Micromondo linguistico

Si aprono a questo punto due possibilità di lavoro con il computer: generare con un programma apposito, tutte le possibili frasi che si possono ottenere combinando gli elementi formali della lista, oppure, produrre frasi da combinazioni casuali, associando ad ogni parte della struttura un elemento scelto a caso dalla relativa lista (con la possibilità che la stessa combinazione si verifichi più volte e certe combinazioni non risultino invece mai).

La costruzione del modello di frase e la formazione del dizionario comportano, da parte degli studenti che vi lavorano la consapevolezza delle categorie grammaticali, sia dell’ordine sintattico, sia del lessico. Tale consapevolezza riceve una giustificazione nella necessità di disporre di uno strumento che funzioni allo scopo di generare certe frasi, che nel caso di Jenny dovevano poi andare a formare una poesia concreta, una sorta di gioco linguistico che si affida ai nonsense  generati da un programma che può controllare solo la sintassi ma nulla può rispetto alla semantica.

Così il nostro programma può generare frasi come le seguenti:

il cane mite scappa appena il gatto cattivo si avvicina

ma anche:

il bambino mite morde perché il topo giocherellone piange

La grammatica così rappresentata ed utilizzata perde il suo carattere statico e meramente descrittivo, per acquisire un carattere dinamico di processo: la grammatica come macchina, in grado di generare frasi e analizzare frasi in accordo con le sue regole.

Si tratta di una applicazione simmetrica ad una pensata con una struttura condizionale.

In programmi, dove viene applicata la struttura condizionale, lo studente può scrivere frasi in ambienti condizionati sotto il profilo sittatico-semantico o cercare di stabilire regole qualsiasi che spieghino in qualche modo il fenomeno delle forme del verbo.

In questo caso invece lo studente crea una struttura della frase, crea un dizionario, e si avvale del computer come generatore di frasi, tra le quali sceglie quelle che ritiene adatte per una poesia o un qualunque altro testo, oppure le analizza sotto il profilo della coerenza semantica e delle categorie grammaticali utilizzate.

Micromondi linguistici

In entrambi i casi ci si trova di fronte a micromondi linguistici, cioè a sottosistemi  della lingua equipaggiati con semplici ma potenti leve di comando che consentono allo studente di agire con le strutture e con le regole della parola e della frase.

Lo spirito dei micromondi papertiani, “incubatori di conoscenze”, nelle applicazioni sopra mostrate, è confermato dalla possibilità da parte dello studente di affrontare e risolvere problematiche al di sopra delle sue conoscenze formali e di poter trarre degli effetti del proprio operare anche false teorie, che diventano i presupposti metacognitivi su cui si può sviluppare il discorso verso la conquista, consapevole e concreta delle vere teorie.


Questo è quanto descritto da Papert: come si vede ci sono delle cose da correggere perchè la “Children’s Machine” funzioni! In questo caso ho pensato di adoperare il programma EXCEL e creare un file con dei menu a tendina dove il singolo utente possa scegliere quello che più gli aggrada e compilare frasi ssemanticamente corrette, evitando di cadere nei nonsense.


Finestra con menu a tendina dove l’utente sceglie il termine per costruire una frase sinatatticamente corretta

Viene proposto il file xlsx (EXCEL) dove è inserita la “Children’s Machine” che permette di operare concretamente nella costruzione delle frasi. Aprite il file e provate! Ci sono tre fogli: pap old, dove si può osservare la prima versione del micromondo, papert new dove c’è una versione più completa e leggibile, num elenco dove viene spiegato il numero che la casella combinata elabora nella pagina.

[1] La struttura condizionale è una struttura del tipo SE……..ALLORA….. ALTRIMENTI  (if..  then …else) ed è quella maggiormente usata per comporre frasi.

Tecnologia dell’Informazione e della Comunicazione  
Materiale prodotto dal tutor del corso TIC B Sandro Corradini  8-apr-2003

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